La cera molle

Il nome cera molle (o vernice molle) deriva dalla vernice impiegata che, diversamente da quella usata per l'acquaforte, rimane morbida, appiccicosa e non indurisce. In genere io uso una lastra di rame, ma può essere utilizzata anche una lastra di zinco. Poggio la lastra su una piastra metallica a caldo per cera molle, regolo la temperatura, in genere a 30 gradi, e successivamente comincio ad applicare la cera. La cera che uso è in stick, marca Charbonnel. Ne prelevo una piccola quantità con una spatola e la applico a piccole macchie uniformi sulla lastra. Intanto il calore della piastra rende la vernice più fluida e adatta ad essere stesa in modo uniforme con un rullo.
Passo il rullo più volte finché lo strato di cera non risulta omogeneo in tutta la superficie. Se la lastra diventa troppo calda, la vernice tende ad essere rimossa dal rullo in modo eccessivo, qualora dovesse accadere questo, si deve abbassare la temperatura della piastra. Quando la lastra è pronta viene tolta dalla piastra calda, ma deve essere sempre presa da sotto perché le dita potrebbero lasciare delle impronte che in fase di morsura verrebbero incise. Questa caratteristica della cera molle viene usata da alcuni artisti che imprimono sulla cera foglie, tessuti o altri materiali per creare effetti particolari. Successivamente, sulla superficie di metallo viene applicata una carta velina, sulla quale poi si comincerà a disegnare con una matita. La cera molle imita appunto il segno della matita. Durante la fase del disegno, per evitare di poggiare la mano sulla lastra, ho costruito una piccola asta di legno, con due sostegni finali che la tengono rialzata. Disegno appoggiando la mano su questa asticella. Tolto il foglio dalla lastra rimane la traccia del disegno eseguito privo in parte della vernice. Naturalmente più forte è la pressione della matita, più profonda è l'incisione del segno che risulterà più scuro nella stampa finale. Finito di disegnare tolgo la carta velina, sempre facendo attenzione a non lasciare impronte, un'impresa non facile. Applico poi sul retro della lastra lo scotch fino a coprirlo interamente e una striscia di scotch al centro che mi aiuterà a tirare su la lastra di tanto in tanto e a rimuoverla dal bagno d'acido nella fase finale. La lastra viene quindi immersa nell'acido per iniziare la fase della "morsura", l'acido "morde" soltanto le parti in cui la vernice è stata asportata. Naturalmente più la lastra rimane nell'acido, più l'incisione sarà profonda. Durante l'immersione sollevo regolarmente la lastra per evitare la formazione di bolle di gas nei solchi e per assicurarmi che la corrosione sia perfetta. Controllo spesso la morsura togliendo la lastra dall'acido. Se le linee non sono sufficientemente incise, la immergo di nuovo. Spesso continuo a disegnare anche dopo la morsura, aggiungo cioè altri segni con la matita sulla carta velina. Creo così linee variegate e diversamente incise, dando una maggiore profondità al disegno e un effetto maggiormente realistico. Ripeto questa procedura diverse volte finché non sono soddisfatto. Quando ritengo che l'incisione sia finita, tolgo la lastra dall'acido per mezzo della striscia di scotch, rimuovo la vernice con dell'acquaragia e tolgo lo scotch dal retro.
Ora la lastra di metallo è pronta per essere inchiostrata. Durante questa fase viene usata la tarlatana, un tipo di stoffa dura utilizzata anche per l'acquaforte. La lastra di rame viene poi messa su un torchio con un foglio di carta precedentemente bagnato nell'acqua e il disegno, con la pressione del torchio, viene trasferito sulla carta. I fogli vengono stampati a tiratura limitata, numerati e firmati a matita dall'artista.
Dalla cera molle all'acquaforte

Corso di disegno
Elfi e fate in argento
Disegnare il nudo
Disegnare il nudo 2
Disegnare il nudo 3
Incisioni all'acquaforte
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